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PROCLAMATI I VINCITORI DEL PREMIO NAZIONALE GIOVEDÌSCIENZA 2026

La ricerca scientifica nasce nei laboratori, cresce nel confronto accademico e si misura attraverso il valore dei suoi risultati. Oggi trova nuova forza nella capacità di dialogare con la società attraverso linguaggi innovativi e forme di comunicazione sempre più efficaci, nello spirito imprenditoriale e nel trasferimento tecnologico, strumenti fondamentali per trasformare la conoscenza in innovazione e creare connessioni tra università, imprese e cittadini. Tutto questo è il Premio Nazionale GiovedìScienza!

Giovedì 28 maggio, nella Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze di Torino, si è svolta la proclamazione del vincitore della XV edizione del Premio Nazionale GiovedìScienza. A trionfare è stato Gianluca Serra, Dottorando in Scienza dei Materiali al Politecnico di Milano, con una ricerca sui dispositivi fotovoltaici dal titolo “Un’antenna molecolare che cattura tutti i colori della luce”.

Tra cento candidature arrivate da quattordici regioni italiane, il percorso del Premio ha selezionato dieci giovani studiosi under 35, cinque donne e cinque uomini, rappresentativi dell’ampio panorama della ricerca italiana contemporanea. Dalle terapie oncologiche alle neuroscienze, dalle trasformazioni sociali alle tecnologie per l’energia sostenibile, fino agli studi sull’evoluzione del paesaggio e sui processi microbiologici: discipline diverse accomunate da un obiettivo, mettere il sapere in dialogo con la società.

A contendersi il riconoscimento finale sono stati Giorgia Ailuno dell’Università di Genova, Giada Bianchetti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Lorenzo Brocada dell’Università di Genova, Gloria Leva dell’Università di Trento, Massimiliano Lucidi dell’Università Roma Tre, Chiara Lucifora dell’Università Link di Roma, Lorenzo Mannocci dell’Università di Pisa, Angelica Oian dell’Università di Padova, Marco Martino Rosso del Politecnico di Torino e Gianluca Serra del Politecnico di Milano.

Il Premio GiovedìScienza ha una particolarità che lo distingue da molti altri riconoscimenti dedicati alla ricerca: a essere valutata è la qualità scientifica del lavoro svolto e anche la capacità di comunicarlo. A decretare il vincitore sono infatti due giurie complementari. Da una parte la Giuria Tecnica, composta da esperti di comunicazione scientifica; dall’altra la Giuria Popolare, formata da studenti e studentesse chiamati a misurare l’efficacia del dialogo tra ricerca e pubblico. Un doppio sguardo che riconosce un dato sempre più evidente: la scienza contemporanea richiede sia competenze altamente specialistiche sia strumenti narrativi in grado di rendere comprensibili temi complessi senza impoverirli. E proprio nella fase finale del Premio questa dimensione è emersa con forza.

La validità scientifica dei dieci progetti finalisti è apparsa elevata e trasversale. A fare la differenza, inevitabilmente, sono stati gli elementi legati alla presentazione: chiarezza espositiva, capacità di sintesi, costruzione del racconto, gestione del tempo e abilità nel coinvolgere il pubblico. In altre parole, il public speaking come competenza integrante del lavoro scientifico.

LA RICERCA VINCITRICE

Un’antenna molecolare che cattura tutti i colori della luce”, la ricerca di Gianluca Serrache si è aggiudicata il primo posto dell’edizione 2026 del Premio Nazionale GiovedìScienza prende spunto dai meccanismi con cui le piante catturano l’energia solare attraverso la clorofilla, molecola in grado di assorbire soltanto specifiche lunghezze d’onda della luce. Modificando la struttura di queste molecole e integrandole con componenti di grafene, è stato possibile ottenere una “antenna pancromatica” capace di catturare quasi tutti i colori della luce. Lo studio combina simulazioni computazionali ed esperimenti di laboratorio per analizzare le proprietà ottiche di queste strutture bio-ispirate, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di materiali avanzati per la raccolta e la conversione dell’energia solare. Nella ricerca di Serra si parla inoltre dello sviluppo di nuove molecole ispirate alla clorofilla naturale, progettate per assorbire una porzione molto più ampia dello spettro luminoso rispetto ai sistemi presenti in natura.

Per il ricercatore vincitore il riconoscimento non rappresenta soltanto un traguardo economico, ma anche un’opportunità di ulteriore confronto con il pubblico: Gianluca Serra sarà infatti protagonista di una delle conferenze della stagione GiovedìScienza 2026-2027, entrando così in un percorso che da anni porta la ricerca fuori dagli spazi accademici e dentro il dibattito pubblico.

Oltre al Premio GiovedìScienza, del valore di 5 mila euro, sono stati assegnati anche i riconoscimenti collaterali, dal valore di 3 mila euro caduno:

  • il Premio Speciale Elena Benaduce, destinato ai progetti con maggiori ricadute sul benessere e sulla qualità della vita, è stato assegnato a Gloria Leva, Dottoranda in Scienze Biomolecolari Università di Trento CIBIO - Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata, con una ricerca sull’immunoterapia oncologica;
  • il Premio GiovedìScienza Futuro, per il miglior studio di fattibilità, è andato a Simone Pettineo, Conservation Scientist formatosi all’Università di Genova e Ricercatore presso il Politecnico di Torino con il progetto “Lumin Art” che si concentra sulla visione della scienza come strumento per preservare la bellezza del passato;
  • il Premio Impresa sostenibile e digitale, dedicato ai progetti capaci di coniugare sostenibilità e innovazione tecnologica, è stato assegnato a Marco Martino Rosso, Assistant Professor presso Aarhus University in Danimarca con un progetto sul monitoraggio delle infrastrutture.

In un’epoca segnata dalla velocità dell’informazione, dalla diffusione di contenuti non verificati e da una crescente complessità delle questioni scientifiche – dalla salute all’ambiente, dall’intelligenza artificiale all’energia – la divulgazione non può più essere considerata una competenza accessoria. Comunicare bene la scienza significa creare fiducia, fornire strumenti di interpretazione e permettere ai cittadini di partecipare in modo più consapevole alle grandi trasformazioni del presente. Ed è forse questo il messaggio più forte emerso dalla finale torinese: il futuro della ricerca non dipende soltanto dalle scoperte che sarà in grado di produrre ma anche dalla capacità di raccontarle. Perché la conoscenza, per diventare davvero patrimonio collettivo, deve prima di tutto essere condivisa.

 

https://www.giovediscienza.it

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