Da Jesus Salinas e Cesar Tumba a Vito Navolio, un percorso tra pittura, memoria, identità e arte pubblica promosso da Archivio Dimauro in occasione di Terra Madre Off.
Dal 25 al 27 settembre il progetto Via Stradella C’è Cultura, promosso da Archivio Dimauro APS, porta l’arte dentro alcuni luoghi della città, intrecciando pratiche artistiche, memoria, identità e spazio pubblico. Al centro non un unico luogo espositivo ma una rete di esperienze che mette in relazione artisti, opere e comunità, con una particolare attenzione alle culture sudamericane che hanno contribuito a costruire la Torino contemporanea. È in questa prospettiva che si inserisce il programma organizzato in via Stradella, nella periferia nord della città, nell’ambito di Terra Madre Off. La strada diventa uno dei luoghi attraverso cui il progetto si racconta, uno spazio nel quale pittura, illustrazione, arte pubblica, danza e memoria locale possono incontrare direttamente il pubblico.
Il primo appuntamento è dedicato alla cultura peruviana. Venerdì 25 settembre, negli spazi di I&T Impresa e Territorio in via Cesalpino 11/A, Jesus Salinas e Cesar Tumba sono protagonisti di “Storie di storie – Per una narrazione artistica del Perù”, un incontro accompagnato dall’esposizione di opere. L’iniziativa nasce dall’attenzione di Archivio Dimauro verso le culture presenti sul territorio torinese e, attraverso il lavoro degli artisti, affronta il tema della migrazione non soltanto come fenomeno sociale, ma come costruzione di una nuova identità culturale. La pittura di Salinas si muove tra figurazione, caricatura, illustrazione e intervento murale. Nato in Perù e trasferitosi a Torino, l’artista ha sviluppato una ricerca che attraversa linguaggi e contesti differenti, dal disegno alla pittura fino alle opere realizzate nello spazio pubblico. Il suo lavoro diventa così anche uno strumento per mettere in comunicazione esperienze culturali diverse. La presenza di Salinas nel programma di Via Stradella C’è Cultura si lega inoltre ad altre iniziative promosse da Archivio Dimauro, tra cui il progetto espositivo Hijo de la Tierra, realizzato insieme a Cesar Tumba e dedicato alle culture indigene del Sud America, alla memoria, al rapporto con la terra e alla costruzione dell’identità.
È un modo di intendere la mostra che supera la semplice esposizione delle opere. L’arte diventa occasione di incontro e di racconto, capace di portare nel dibattito cittadino storie e patrimoni culturali che appartengono ormai anche alla città di Torino. Nella stessa direzione si colloca la collaborazione con lo scrittore peruviano Edwin Rojas Espinal, coinvolto da Archivio Dimauro in occasione del Salone Off: alla dimensione visiva di Salinas si affianca quella letteraria, costruendo un dialogo tra immagine, parola e esperienza migratoria.
Il progetto guarda però alla storia artistica e urbana di Torino. Sabato 26 settembre una visita guidata alla Borgata Tesso, curata da CulturalWay, accompagna il pubblico attraverso uno dei quartieri operai storici della città, tra architetture, memoria industriale, trasformazioni urbane e murales. Anche in questo caso il patrimonio non viene presentato come elemento statico, ma come materia da leggere attraverso le tracce lasciate nel paesaggio urbano e nelle sue trasformazioni.
Domenica 27 settembre il programma torna in via Stradella con una giornata nella quale le attività artistiche entrano direttamente nello spazio della strada. Tra gli appuntamenti c’è il live painting della Compagnia della Spina, collettivo legato alla mostra permanente La Magica Torino: la pittura viene realizzata davanti al pubblico, rendendo visibile non soltanto l’opera conclusa ma anche il processo attraverso cui prende forma. Accanto alla performance vengono presentate attività e laboratori dedicati a diverse tecniche, dal disegno alla pittura a olio e ad acquerello, fino a pratiche artigianali come il crochet e il bookfolding.
Il passaggio dall’opera esposta all’opera inserita nella vita quotidiana della città trova una sintesi particolare nelle “Panchine della Spina”, progetto di arte pubblica realizzato da Vito Navolio, la cui inaugurazione è prevista alle 17 in via Cesalpino. Le due nuove panchine artistiche nascono da un progetto che mette in relazione il lavoro di Navolio con quello di altri artisti: una prende spunto da un disegno di Jesus Salinas, l’altra è dedicata a Giacomo Balla.
Navolio lavora da anni sul rapporto tra arte e spazio urbano attraverso le sue Panchine d’Autore, trasformando un elemento ordinario dell’arredo cittadino in un supporto per immagini e riferimenti alla storia dell’arte del Novecento. Warhol, Mondrian, Pollock, Miró, Depero e Lichtenstein sono alcuni degli artisti che hanno ispirato il progetto. Con le nuove panchine della Spina il dispositivo viene ulteriormente sviluppato: l’opera non è separata dalla città, ma ne diventa parte integrante, collocandosi nel percorso quotidiano di chi attraversa e vive il quartiere.
È proprio questa dimensione dell’arte come presenza, più che come semplice evento, a definire il progetto Via Stradella C’è Cultura. Archivio Dimauro costruisce un programma nel quale mostre, incontri, performance, pittura e arte pubblica diventano strumenti per mettere in relazione persone, storie e luoghi. Gli artisti non sono chiamati soltanto a esporre, ma a intervenire, raccontare, collaborare e misurarsi con contesti diversi da quelli tradizionali dell’arte contemporanea. Via Stradella rappresenta in questo senso uno dei capitoli del progetto: una strada commerciale e una porzione di periferia diventano il terreno concreto di un’esperienza culturale che tiene insieme la storia della città, le comunità che la abitano e le ricerche degli artisti.